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martedì 2 febbraio 2016

“The Hateful Eight”: Tarantino tra western, giallo e horror

di Silvia Sottile

Quentin Tarantino è tornato! Il suo ottavo film, The Hateful Eight, in cui molto ruota intono al numero 8, è un western, ispirato a quelli di Sergio Leone ma anche a La Cosa di John Carpenter e lo si capisce subito dalla magnifica overture del Maestro Ennio Morricone. C’è anche molto de Le iene per poi trasformarsi in una sorta di giallo, con aspetti politici e un finale horror. C’è davvero di tutto.

Qualche anno dopo la Guerra Civile americana, una diligenza corre attraverso il Wyoming innevato. A bordo ci sono il cacciatore di taglie John Ruth (Kurt Russell), detto “il boia”, e la sua prigioniera Daisy Domergue (Jennifer Jason Leigh), diretti verso la città di Red Rock per consegnare la donna alla giustizia. Lungo la strada incontrano il Maggiore Marquis Warren (Samuel L. Jackson), ex soldato dell’Unione divenuto cacciatore di taglie, e Chris Mannix (Walton Goggins), un rinnegato del Sud che sostiene di essere il nuovo sceriffo della città. A causa di una bufera di neve i quattro cercano rifugio nell’emporio di Minnie ma ad attenderli non trovano la proprietaria bensì quattro sconosciuti: il messicano Bob (Demian Bichir) che si occupa del rifugio, Oswaldo Mobray (Tim Roth), il boia di Red Rock, il mandriano Joe Gage (Michael Madsen) ed il Generale confederato Sanford Smithers (Bruce Dern).  Mentre fuori infuria la tempesta i nostri otto “odiosi” viaggiatori sono costretti a confrontarsi e forse qualcuno non è chi dice di essere. Nel cast anche Channing Tatum, James Parks e Zoë Bell.

Tarantino in persona ci ha riferito in sede di conferenza stampa di aver iniziato a scrivere pensando a una sorta di Le Iene in versione western che però è diventato un horror. Molto forte è anche l’elemento politico, seppure inizialmente non previsto, con i dialoghi taglienti tra i personaggi nordisti e i sudisti che tanto richiamano la politica americana attuale con la divisione tra democratici e conservatori (e non mancano le riflessioni sul concetto di giustizia). Il regista comunque si è concesso il lusso di muoversi apparentemente con lentezza, costruendo con precisione il suo spettacolo, suddividendo nettamente il film in due parti (nella versione integrale è previsto un intervallo vero e proprio di 12 minuti). La prima è una sorta di lungo preambolo in cui i personaggi in scena (quasi come in una piéce teatrale) si presentano, si conoscono e si muovono all’interno del rifugio come pedine in una scacchiera, nulla è come sembra e in gioco c’è la loro stessa sopravvivenza. La sceneggiatura brillante e dinamica di Tarantino e i movimenti in scena riescono a far salire la tensione e la suspense costruendo un vero e proprio giallo da camera alla Agatha Christie (per nulla fuori luogo il paragone con Dieci piccoli indiani), quasi claustrofobico fino all’esplosione cruenta, sanguinosa e violentemente splatter del finale in puro stile Tarantiniano. Ci si aspetta che succeda qualcosa e quando finalmente accade, si scatena l’inferno.

Molti sono gli aspetti entusiasmanti di questo nuovo capolavoro firmato da Quentin Tarantino, che lo rendono assolutamente unico, a partire dalla scelta del regista di girare in pellicola, utilizzando la gloriosa Ultra Panavision 70 mm (con cui fu girato Ben Hur, tanto per intenderci), che grazie anche alla straordinaria fotografia di Robert Richardson (nominato agli Oscar) dà vita ad un’esperienza unica: gli esterni, più ampi, ricordano il cinema di una volta ma sorprende anche la resa degli interni che dà la possibilità di vedere sempre cosa accade, sia in primo piano che sullo sfondo.  La versione integrale dura 3h e 8’ ma coinvolge, intriga e appassiona talmente tanto e si è così presi dalla narrazione della storia che non si fa caso minimamente alla lunghezza, anche perché quello che si nota è la meravigliosa resa visiva della pellicola tanto da avere l’impressione di immergersi direttamente nello schermo.

Grande merito va anche al cast di alto livello, tutti attori straordinari, in particolare Samuel L. Jackson (stupisce la sua esclusione dalla corsa agli Oscar) e Jennifer Jason Leigh (candidata agli Oscar come attrice non protagonista). Meravigliose le musiche originali del Maestro Ennio Morricone (decisamente da Oscar, sperando che la candidatura si trasformi in vittoria) che danno il ritmo e le emozioni giuste ad ogni momento del film, diventando quasi esse stesse un personaggio. Da brividi i 3’ 48’’ di overture, tolgono il fiato.

The Hateful Eight, al cinema dal 4 febbraio, è già proiettato in sole tre sale dal 29 gennaio nel glorioso formato Ultra Panavision 70 mm: nello Studio 5 di Cinecittà (Roma), al Cinema Arcadia di Melzo (MI) e alla Cineteca di Bologna. Consigliamo caldamente, se possibile, di godersi la visione di questo capolavoro in 70 mm per vivere un’esperienza indimenticabile di puro cinema. Il film merita assolutamente di essere visto nel migliore dei modi possibile.

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