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lunedì 7 ottobre 2013

Tanta carne sul fuoco per "Hannibal"!

di Emanuela Andreocci

Ammetto di essere un po' in ritardo con Hannibal: la serie creata da Bryan Fuller per il network NBC è approdata sui nostri schermi domestici il 12 settembre. Chi la sta seguendo potrà certamente confermare, oppure smentire, le mie impressioni sul primo episodio.
Will Graham (interpretato da Hugh Dancy), il talentuoso profiler cui l'FBI ricorre per alcuni casi impossibili, è in bilico tra genio e follia, possiede un'abilità che compromette il suo "stare al mondo" ed il rapporto con il prossimo: non solo ricostruisce le scene del crimine immaginando i delitti avvenuti, ma vede e vive i crimini, li sperimenta in prima persona. Se per intuizione scopre che la serie di omicidi su cui Jack Crawford (Laurence Fishburne) gli ha chiesto di lavorare è opera di un cannibale, per volere del caso si trova a lavorare fianco a fianco proprio con il dottor Hannibal Lecter (Madds Mikkelsen). Lo spettatore capisce subito che qualcosa non va: chi non ha mai visto il film interpretato da Anthony Hopkins? In questo modo la storia è ancora più avvincente e la suspance ancora più efficace: nel momento in cui il pubblico conosce qualcosa di più rispetto ai personaggi è costretto a non abbassare la guardia perché sa che, prima o poi, quel qualcosa succederà e si arriverà ad un punto di svolta. A dir la verità, quella in cui la serie colloca il pubblico è una posizione strana, ambigua: privilegiata per quanto concerne il rapporto e la conoscenza con Lecter, assolutamente marginale nel momento in cui vengono introdotti gli altri personaggi. Lo spettatore nel secondo caso si sente trascurato: rimanendo all'interno del genere psico-thriller, infatti, in qualsiasi pilot che si rispetti i personaggi vengono abitualmente presentati in modo che il pubblico li conosca superficialmente fin da subito, ma abbia allo stesso tempo alcune informazioni che alludano al loro passato, alla loro psicologia e ai legami che li mettono in relazione tra di loro. Insomma, di solito vengono forniti dei piccoli tasselli che aiutano ed invogliano lo spettatore a completare il puzzle. In Hannibal tutto questo non c'è e la storia progredisce omettendo dei passaggi che per chi è seduto davanti la televisione sono fondamentali: come può Graham permettere a Crawford un simile atteggiamento? Chi è la donna che ne vuole preservare la salute? Perchè Lecter può permettersi di andare a trovarlo a casa e di preparargli addirittura la colazione? Che ruolo ha il medico legale? E, a questo punto, che ruolo ha il povero spettatore?
Nel primo episodio si individuano elementi grafici e sonori d'impatto che connotano l'opera fin da subito, evidenziando la ricerca di un "marchio di fabbrica" che possa rendere il prodotto diverso dagli altri e immediatamente riconoscibile: un battito di un cuore in sottofondo,  l'uso costante della soggettiva nelle visioni, flashback e pensieri del protagonista, il rallenty e le sequenze a ritroso per ricostruire, da ciò che si vede, ciò che è stato, la cura del dettaglio e del colore sono sicuramente strumenti vincenti.
Che altro dire? E' sicuramente una serie con tanta carne sul fuoco...!

domenica 6 ottobre 2013

"Sleepy Hollow": convince anche il secondo episodio.

di Emanuela Andreocci

Già nella recensione del primo episodio abbiamo tessuto le lodi di Tom Milson, l'attore che interpreta Ichabod Crane, ma dopo aver visto la seconda puntata è necessario tornare a parlarne: sarà per la sua faccia da bravo ragazzo, per i suoi occhietti furbi e per il suo accento così british, ma protagonista più appropriato certamente non si poteva trovare. Il modo in cui si muove con destrezza nei luoghi che riconosce spiazza, mentre la difficoltà che incontra per aprire un rubinetto o per capire il funzionamento di una lampadina intenerisce; gli si crede ciecamente e non lo si mette mai in discussione nonostante l'assurdità delle sue affermazioni e il modo anacronistico in cui vengono poste.
Divertente e curioso il legame che si instaura con la determinata tenente Mills, la cui situazione continua ad essere quantomeno complicata: i poliziotti che avevano visto il cavaliere senza testa ritrattano la loro testimonianza e il suo superiore Frank Irving (Orlando Jones) da una parte comincia a darle un po' più di libertà di movimento, ma dall'altra cerca di "indirizzarla" verso un comportamento corretto perché non può permettere che nel suo dipartimento si spargano voci assurde che compromettano il suo operato. La poliziotta è quindi in una morsa, incastrata tra quello che prevede il suo ruolo ufficiale e quello invece che la sua coscienza le impone di fare, e si troverà ben presto, più di quanto possa immaginare, a fare i conti con il suo doloroso passato che sembra guadagnare sempre di più terreno.
Il secondo episodio di Sleepy Hollow conferma, quindi, tutti gli ottimi presupposti del pilot: conosciamo un po' di più i personaggi (che, nel frattempo, si conoscono di più anche tra di loro), si aggiungono elementi che vanno a delineare meglio la figura dell'inquietante cavaliere senza testa (compare, infatti, il Diavolo, si scopre che ci sono streghe buone e streghe cattive e che i quattro Cavalieri dell'Apocalisse - Conquista, Guerra, Carestia e Morte - saranno preceduti da altri spiriti malvagi che apriranno loro la strada), si continuano a incastrare sapientemente flashback e visioni e ci si interroga sulla natura e funzione di alcuni personaggi che fanno di nuovo la loro comparsa.  Horror e fantasy, azione e drama vanno a braccetto: quello che sulla carta potrebbe sembrare addirittura "troppo", sullo schermo televisivo dà vita ad immagini avvincenti ed emozionanti, che scorrono piacevolmente e che certamente invogliano a proseguire nella visione. 
Rinnoviamo il monito: attenzione a non perdere la testa...!

sabato 5 ottobre 2013

Serie tv Usa: chi sale e chi scende

Nell'altalena dei palinsesti televisivi Usa, c'è chi sale e chi scende.
Lucky 7, l'adattamento del britannico The syndacate, non ha avuto la stessa fortuna del predecessore: due stagioni per il primo in ordine cronologico, due soli episodi per il secondo. I pessimi ascolti del dramedy incentrato sulla storia di sette dipendenti di una stazione di servizio nel Queens che vincono alla lotteria, ha fatto chiudere i battenti alla serie ben prima del previsto: dal rating di 1,3 già assolutamente scarso della première, si è passati allo 0,7 dell'episodio successivo, numeri che hanno costretto la ABC ad interromperne la messa in onda senza pensarci due volte. Il vuoto sarà colmato dall'emittente con le repliche di Scandal. 
Procede a gonfie vele, invece, Sleepy Hollow: miglior debutto di una serie tv sul canale Fox in autunno dal 2006 con il 3,5 di rating, si è aggiudicata il rinnovo per una seconda stagione composta da 13 episodi. Il network ha annunciato anche la ventiseiesima stagione dei Simpson che, secondo il presidente di Fox Kevin Reilly, "non è solo lo show più lungo della storia della tv, ma anche una delle più grandi sit-com dei nostri tempi".
La fortuna sorride anche a The Blacklist: la serie targata NBC che ha esordito due settimane fa con il 3,6 di rating ha grandi potenzialità: come ha affermato anche il capo di NBC Enterteinment Jennifer Salke "i tanti volti di Red Reddington sembrano affascinare il pubblico [...] Questa serie eccezionale continuerà a fare di NBC una grande destinazione nella serata del lunedì".

venerdì 4 ottobre 2013

"C'è qualche cosa in te"... che non va: l'ingenuità di Enrico Montesano.

Mi dispiace ammetterlo, ma in C'è qualche cosa in te, il nuovo spettacolo di Enrico Montesano in scena dal 3 Ottobre al Teatro Brancaccio di Roma, c'è qualcosa, e anche di più, che non va. 
La storia, di per sè, potrebbe essere carina: Nando, interpretato dal comico romano che certamente non ha bisogno di presentazioni, è il custode di un deposito di costumi e oggetti scenici di un teatro destinato a diventare un centro commerciale. Accanto a lui, un micromondo di personaggi simpatici che di tanto in tanto compaiono e lo mettono in contatto con il mondo reale e attuale: Delia (interpretata da Ylenia Oliviero), una giovane ragazza "impunita" con cui instaura un  rapporto affettuoso, l'avvocato incaricato di seguire il progetto (Michele Enrico Montesano), il ragazzo tuttofare del bar (Marco Valerio, Montesano anche lui), la squadra di operai ed i "vestiti" che prendono forma e vita grazie ad un corpo di ballo composto da una ventina di elementi tra uomini e donne. 
Quello che potrebbe e vorrebbe essere un omaggio alla grande commedia musicale italiana e ai suoi protagonisti e musicisti (grazie anche alle musiche, sia originali che arrangiate, di Renato Serio), si perde nei meandri di una trama spezzettata che troppo spesso ed in maniera troppo prolungata lascia spazio e tempo ai monologhi di Montesano, soprattutto nel primo atto. Si (sor)ride, ovvio, ma ci si distrae dalla linea narrativa, che in questo modo va ad indebolirsi fino a diventare un sostegno appena abbozzato e assolutamente non stabile: mentre le varie imitazioni si inseriscono abbastanza bene all'interno della storia (per lo meno sono giustificate), le battute sull'attualità, la crisi e la politica, per quanto divertenti, diventano inopportune nel contesto in cui sono inserite. Peccato che un attore del calibro di Montesano si sia concesso una simile ingenuità, non decidendo fin dall'inizio il fronte su cui combattere: musical o one man show
Chissà qual è stato il giudizio di Enzo Garinei, presente in sala...

giovedì 3 ottobre 2013

Con "Masters of Sex" va in onda il piacere. Sarà reciproco?

Impresa ardita quella compiuta da John Madden: il regista di Shakespeare in love, infatti, ha portato sullo schermo televisivo Masters of Sex, la serie prodotta da Showtime (in onda sull'omonimo canale dal 29 settembre e presentata ieri sera al Roma) basata sulla biografia del Dottor Williams Masters e della sua assistente Virginia Johnson scritta da Thomas Maier. 
I due personaggi, interpretati rispettivamente da Michael Sheen e Lizzy Caplan, sono realmente esistiti e sono considerati due pionieri della sessualità. Siamo in un fedelmente ricostruito 1956 ed il dottor Masters (il cui cognome si presta evidentemente al gioco di parole del titolo della biografia, lo stesso mantenuto dalla serie) è un ginecologo di fama mondiale che salva le donne donando loro speranza ma allo stesso tempo conduce studi non ufficialmente autorizzati, ai limiti del voyeurismo se non della perversione. Quali sono le reazioni fisiche e chimiche che avvengono nel corpo umano prima, durante e dopo un rapporto sessuale? Vale lo stesso sia per gli uomini che per le donne? C'è un modo per osservare scientificamente nel dettaglio tutto quello che avviene? 
Si parla di scienza e di medicina, è vero, ma l'alone che si portano dietro i due protagonisti, le loro storie familiari e il rapporto con l'amore e con il sesso ha un che di morboso fin dall'inizio, se non sbagliato. In principio si tende a giustificare il fatto che il dottore paghi prostitute per "studiarle mentre lavorano" in modo da registrare dati importanti, si apprezza di meno, ma lo si tollera, il fatto che vengano poi coinvolte altre persone, cavie reclutate volontariamente "per la scienza", ma è certamente insopportabile che, sebbene in forma assolutamente professionale ed apparentemente distaccata, Masters proponga alla sua assistente di sperimentare loro stessi il metodo.
Dopo aver visto il pilot non sembra ci siano aspetti rilevanti che meritino di essere approfonditi dal punto di vista tecnico; la storia, invece, è sicuramente interessante e nuova, bisogna però vedere come evolve: che succederà con l'aumentare degli esperimenti e dei soggetti interessati? 
Con la serie va in onda il piacere, ma sarà reciproco?