di Silvia Sottile

Onestamente partivamo un po’ prevenuti nei confronti di Le Leggi del desiderio, il nuovo film di Silvio Muccino, ma forse è proprio questo che, a sorpresa, ce l’ha fatto apprezzare leggermente di più. Giunto al suo terzo lavoro come regista, Muccino scrive con Carla Vangelista una storia basata sul "desiderio" che ha come interessante spunto di partenza il fenomeno dei life coach. Peccato però che in certi momenti si perda per strada.
Partiamo dalla trama: Giovanni Canton (interpretato dallo
stesso Muccino) è un trainer motivazionale di successo, autore del best seller Le leggi del desiderio che dà il titolo alla pellicola. Osannato dal grande pubblico, considerato dai suoi
detrattori un cialtrone che si approfitta della credulità della gente, il life
coach decide di dimostrare la veridicità delle sue teorie e provare a tutti che
bastano le tecniche giuste per ottenere ciò che si vuole: "Qual è il tuo
desiderio? State attenti a quello che desiderate perché oggi qui con me potrete
ottenerlo". Canton organizza dunque un concorso per scegliere tre fortunati che
in sei mesi, con il suo aiuto, avranno realizzati i propri desideri, di
qualsiasi genere essi siano: soldi, potere, amore, successo. La scena delle
audizioni è la migliore in assoluto di tutto il film grazie anche all’abile
montaggio, alla fotografia (con un intenso uso delle luci) e soprattutto alla
musica che l’accompagna: "Via con me" di Paolo Conte rivisitata da Peter
Cincotti.

Da qui inizia la stretta interazione fra il life coach e i
suoi tre prescelti con cui si creerà un rapporto talmente intenso da produrre
effetti inaspettati nella vita di tutti, soprattutto in quella dello stesso
Canton che forse non è realmente come sembra ma ha indossato una maschera per
gran parte della sua vita.
La sceneggiatura si rivela prevedibile, piuttosto debole, scontata,
a volte noiosa, con diversi cali di ritmo e tanto di lieto fine sdolcinato come
in ogni commedia romantica americana che si rispetti.
Diciamo che c’è del buono: il messaggio finale è quello di
gettare la maschera, non identificarsi a tutti i costi nel modello vincente ma
provare ad essere se stessi, accettarsi così come si è, volersi bene perché
solo questo è il vero successo. In fondo la cosa che tutti noi desideriamo
davvero è l’amore, l’essere amati.
Possiamo premiare la buona volontà dell’ultimo dei romantici?
La risposta la darà il pubblico: Le leggi del desiderio è al cinema dal 26
febbraio.